Per misurare il cloro libero con il reagente DPD si preleva un campione d’acqua, lo si versa nella provetta del kit, si aggiunge il reagente e si legge il colore che si sviluppa, confrontandolo con una scala di riferimento o con un fotometro. Il risultato è affidabile solo se il pH del campione rientra nell’intervallo previsto dal metodo, se il reagente è integro e se la lettura avviene nei tempi indicati dal fabbricante. Di seguito trovi il principio del test, la procedura passo dopo passo, i valori da cercare, lo strumento più adatto e le precauzioni per maneggiare i prodotti in sicurezza.
Come funziona il metodo DPD?
Il reagente contiene N,N-dietil-1,4-fenilendiammina, nota come DPD. Il cloro libero, cioè acido ipocloroso e ipoclorito disciolti nell’acqua, ossida questo composto e produce una colorazione rossa la cui intensità aumenta con la concentrazione di cloro. La norma ISO 7393-2, nella versione del 2017, descrive questo metodo colorimetrico per il controllo di routine del cloro libero e totale, con lettura al fotometro o per confronto visivo con standard calibrati (NSAI, 2017).
Il cloro combinato, cioè le clorammine che si formano quando il cloro reagisce con le sostanze azotate portate dai bagnanti, non si misura con la sola reazione base. Per stimarlo si determina il cloro totale con un reagente aggiuntivo a base di ioduro e si ricava il combinato per differenza rispetto al libero. Il test base dice quindi quanto cloro è immediatamente disponibile per disinfettare, non quanto ne è già stato consumato.

Come misurare il cloro libero passo dopo passo?
Prepara il kit su un piano pulito e asciutto, lontano dal sole diretto. Controlla la data di scadenza dei reagenti e verifica che le provette siano pulite, asciutte e prive di residui del test precedente. Indossa guanti e, se il fabbricante lo indica, anche occhiali.
Preleva il campione a qualche centimetro sotto la superficie, lontano dalle bocchette di immissione, dagli skimmer e dai punti in cui l’acqua ristagna. Evita il bordo, dove si accumulano sporco e residui di prodotti. Prima di riempire il contenitore, sciacquarlo due volte con l’acqua da analizzare, e poi eseguire subito il test: il cloro libero si consuma rapidamente, quindi un campione lasciato al sole o a lungo in attesa può dare un valore più basso di quello reale.
Versa l’acqua fino al segno indicato, aggiungi il reagente DPD nel modo e nell’ordine descritti dal fabbricante, con pastiglia da schiacciare o liquido goccia a goccia, e mescola con delicatezza. Leggi il risultato entro il tempo indicato nel manuale d’uso, perché il colore evolve e un ritardo può falsare la lettura. Con il comparatore, confronta il colore con la scala tenendo la provetta su uno sfondo bianco e alla luce diffusa, evitando ombre. Con il fotometro, segui la procedura di azzeramento con il campione in bianco prevista dal fabbricante.
Annota il valore in mg/l, la data, l’ora e il pH misurato. Un registro di valori permette di vedere gli andamenti nel tempo e di intervenire prima che il problema diventi evidente.
Perché il pH cambia la lettura?
La norma indica per il campione un pH compreso tra 4 e 8. Fuori da questo intervallo il campione va corretto con idrossido di sodio o acido solforico prima della misura (NSAI, 2017). Il tampone contenuto nel reagente porta poi la soluzione di misura a circa pH 6,2–6,5, valore in cui la reazione colorimetrica è stabile (NSAI, 2017). Un campione molto acido o molto alcalino può superare la capacità tampone del reagente e spostare il risultato. La capacità tampone varia da un prodotto all’altro, quindi conviene usare sempre lo stesso sistema, senza mescolare reagenti di marche diverse.
A casa, però, non è prudente maneggiare acidi o basi concentrati per correggere il campione in provetta. Se il pH della piscina è fuori dall’intervallo indicato dal fabbricante del kit, si corregge prima la vasca seguendo le istruzioni del prodotto, poi si ripete la misura. Un pH alto riduce l’efficacia del cloro, quindi il valore di cloro va sempre letto insieme al pH.
Quali valori cercare in piscina?
Non esiste un unico valore valido per tutte le piscine. Per le piscine pubbliche e a uso collettivo, i requisiti di riferimento derivano dall’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 51 del 3 marzo 2003, che le Regioni hanno recepito con propri atti (Coordinamento Interregionale Prevenzione, 2004). Le fonti ufficiali consultate per questa guida non permettono di riportare qui con sicurezza i valori numerici della tabella dei parametri. Chiedili al gestore o all’ASL competente, che è anche l’interlocutore per i controlli.
Nel caso di una piscina privata il riferimento è il manuale del prodotto di trattamento e quello del kit. Ogni disinfettante ha un intervallo di lavoro proprio e il fabbricante lo indica con precisione. Se la piscina è gestita in un condominio o in una struttura ricettiva, il registro delle misure è lo strumento con cui il gestore documenta i controlli eseguiti.

Comparatore, pastiglie o fotometro: quale scegliere?
Il comparatore a colori è il più economico e basta per la verifica periodica di una piscina privata. La sua precisione dipende però dalla luce e dalla capacità di distinguere due tonalità vicine, quindi tende a essere meno affidabile quando il valore è prossimo ai limiti. Le pastiglie DPD sono pratiche e veloci, ma richiedono lo stesso confronto visivo.
Il fotometro legge l’assorbanza del campione ed elimina la componente soggettiva della lettura. È lo strumento da preferire quando si vogliono misure ripetibili, quando la piscina è gestita da più persone o quando si devono prendere decisioni sui valori vicini ai limiti. La norma ISO 7393-2 riconosce come validi per il controllo di routine sia la lettura fotometrica sia il confronto visivo con standard calibrati (NSAI, 2017).
Quali errori evitare e quando ripetere il test?
Il primo errore è il campione troppo concentrato. Sopra il campo di misura il colore satura e la lettura non è attendibile: la norma prevede la diluizione del campione, da fare con acqua priva di cloro, e la successiva moltiplicazione del risultato per il fattore di diluizione (NSAI, 2017).
Gli altri errori più frequenti riguardano il materiale. Reagenti scaduti o conservati vicino a fonti di calore e umidità sviluppano il colore in modo anomalo. Una provetta sporca, con residui di reagente o di prodotto concentrato, altera la tonalità. Anche una lettura fatta troppo tardi, quando il colore continua a cambiare, porta a un risultato sbagliato.
Per l’acqua di mare e per le acque con bromuri o ioduri la norma prevede procedure particolari, quindi il test DPD standard non va usato senza verificarne l’idoneità (NSAI, 2017).
Ripeti il test dopo un trattamento d’urto, dopo una pioggia intensa, dopo un uso molto intenso della piscina o quando noti un odore forte di cloro: sono i momenti in cui il valore cambia più in fretta. Per i tempi di attesa dopo un trattamento, attieniti alle indicazioni del fabbricante del prodotto.
Precauzioni di sicurezza nella manipolazione
I reagenti e i prodotti a base di cloro sono irritanti e, se mescolati in modo sbagliato, possono sviluppare gas pericolosi. Non mescolare mai prodotti diversi nello stesso contenitore e non versare insieme acidi e prodotti a base di cloro. Non annusare i flaconi e lavora in un ambiente ventilato. Conserva i reagenti fuori dalla portata dei bambini e lontano dai contenitori alimentari. Smaltisci i residui secondo le indicazioni del fabbricante e del Comune, senza versarli nello scarico insieme ad altri prodotti. In caso di contatto con occhi o pelle, risciacqua abbondantemente con acqua e consulta la scheda di sicurezza del prodotto; se compaiono sintomi, rivolgiti al medico.
Domande frequenti
Quanto dura un reagente DPD dopo l’apertura?
Dipende dal formato e dal fabbricante. Fa fede la data di scadenza sulla confezione e quanto indicato nelle istruzioni del kit, perché le fonti consultate non stabiliscono una durata valida per tutti i prodotti.
Le strisce reattive possono sostituire il test DPD?
Sono pratiche per un controllo rapido, ma la precisione è in genere inferiore a quella di un comparatore o di un fotometro. Per decisioni su valori vicini ai limiti conviene un metodo più accurato.
Posso testare il cloro subito dopo aver aggiunto il prodotto?
Conviene attendere che l’acqua si sia mescolata. Un campione prelevato in una zona non ancora omogenea può dare una lettura non rappresentativa; il tempo di attesa è indicato dal fabbricante del prodotto.