L’odore tipico «di cloro» in piscina non viene dal cloro in sé, ma dalle cloramine: composti che si formano quando il disinfettante reagisce con sudore, urina, saliva, cellule della pelle e creme. Un odore forte indica spesso che il cloro libero è insufficiente, perché è stato consumato dallo sporco, e non che ce n’è troppo. Per risolvere il problema bisogna misurare l’acqua, correggere il trattamento e ridurre l’apporto di sporco, senza aggiungere prodotti a caso.
Perché l’odore non dipende da un eccesso di cloro?
Il cloro aggiunto all’acqua ossida le sostanze organiche e, quando incontra i composti azotati portati dai bagnanti, forma le cloramine. I derivati principali sono la dicloramina e la tricloramina, come riporta Suva, l’istituto svizzero di prevenzione, in un documento divulgato in Italia nel 2010 (PuntoSicuro, 2010). La tricloramina è un gas volatile: si libera dalla superficie dell’acqua e arriva al naso di chi è in vasca o a bordo vasca. È lei, più che il cloro, a produrre l’odore pungente che associamo alla piscina.
Per capire il meccanismo conviene distinguere due forme di cloro. Il cloro libero è quello ancora disponibile a disinfettare. Il cloro combinato è quello già legato alle sostanze azotate, cioè alle cloramine, che disinfettano poco e irritano di più. Quando il cloro libero scende e il cloro combinato sale, l’acqua puzza di più. Ecco perché un odore intenso va letto come un segnale sul trattamento, non come la prova che la vasca sia sovraclorata. Chi percepisce il forte odore dopo aver aggiunto molto prodotto dovrebbe sospettare il contrario: il disinfettante non sta lavorando sullo sporco.

Quanto è rischiosa la tricloramina per chi nuota?
Secondo Suva, la tricloramina irrita le congiuntive e le vie respiratorie e può contribuire all’asma professionale nei lavoratori delle piscine, come i bagnini (PuntoSicuro, 2010). Per l’aria sopra la vasca, Suva indica un valore indicativo di 0,5 mg/m³ e un valore preferibile di 0,3 mg/m³, senza però fissare un valore limite basato sugli effetti sulla salute.
Anche l’INRS, l’istituto francese per la sicurezza sul lavoro, considera 0,5 mg/m³ un valore di inconfort, sotto il quale lavoratori e bagnanti non dovrebbero avvertire sintomi, mentre l’ANSES raccomanda 0,3 mg/m³ come valore limite (INRS). Si tratta di riferimenti stranieri, pensati soprattutto per gli ambienti di lavoro: non sono norme italiane e non si applicano automaticamente a una piscina domestica. Servono però a capire una cosa importante: la soglia di fastidio è bassa, e l’irritazione a occhi, naso o gola è un segnale da non ignorare, soprattutto se si ripete a ogni bagno.
Perché l’odore si avverte di più al chiuso?
All’aperto le cloramine si disperdono con il vento e con il ricambio naturale dell’aria, e il fastidio è spesso limitato. In una piscina coperta, affollata e poco ventilata, invece, il gas si accumula sopra la superficie e resta a contatto con chi nuota e con chi sta a bordo. Il problema cresce con il numero di bagnanti, perché ciascuno introduce sudore, urina e creme, cioè esattamente le sostanze che generano nuove cloramine.
La risposta tecnica è la ventilazione: estrattori che aspirano l’aria sopra la vasca e ne assicurano il ricambio, dimensionati e controllati con il tecnico dell’impianto. Un estrattore non sostituisce però una corretta clorazione: serve a spostare il gas dall’ambiente, non a distruggere le cloramine presenti nell’acqua. Chi ha una piscina coperta domestica dovrebbe verificare con l’installatore la portata dell’aspirazione e la posizione delle prese d’aria, perché un locale chiuso e senza ricambio resta il primo fattore di accumulo.
Come capire se il trattamento è insufficiente?
Il controllo parte da tre misure: cloro libero, cloro combinato e pH. Si possono eseguire con un kit o con uno strumento, a una frequenza regolare, annotando i risultati in modo da notare il calo prima che compaia l’odore. Il pH va verificato per primo, perché un valore fuori intervallo riduce l’efficacia del cloro anche quando la quantità aggiunta sembra adeguata. Un cloro combinato alto rispetto a quello libero indica che le cloramine si stanno accumulando.
Non indico qui valori numerici: le fonti ufficiali consultate non riportano intervalli univoci per il cloro e il pH applicabili alla vasca domestica. Per una piscina di uso collettivo, la Tabella A dell’allegato 1 dell’Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003 (Repertorio Atti n. 1605) indica i parametri chimici e microbiologici da verificare. Per la piscina privata il riferimento corretto sono gli intervalli riportati dal fabbricante dell’apparecchio e dei prodotti impiegati. Questa distinzione conta: un valore accettabile in un impianto pubblico può essere insufficiente per la propria vasca, che ha un volume, un carico di bagnanti e un’esposizione diversi.

Come eliminare l’odore in vasca, passo per passo?
La sequenza corretta evita di aggiungere prodotti che si annullano a vicenda. Il primo passo è sempre la misura, non il dosaggio.
- Misura cloro libero, cloro combinato e pH prima di aggiungere qualsiasi prodotto.
- Se il pH è fuori intervallo, correggilo con il prodotto indicato dal fabbricante: con un pH sbagliato il cloro lavora poco.
- Se il cloro combinato è alto, esegui un trattamento d’urto secondo le dosi e i tempi del fabbricante, in base al volume d’acqua. Non superare le quantità prescritte.
- Fai circolare l’acqua per il tempo necessario e pulisci il filtro e i cestelli dello skimmer, perché lo sporco trattenuto nell’impianto alimenta nuove cloramine.
- Non fare il bagno finché i valori non rientrano negli intervalli del fabbricante e l’acqua è limpida.
Durante le operazioni, alcune precauzioni sono obbligatorie per la sicurezza:
- Indossa guanti e occhiali protettivi e lavora con il locale ventilato o all’aperto.
- Non mescolare mai prodotti diversi, in particolare acidi e ipocloriti, né nello stesso contenitore né in sequenza ravvicinata con il bagno d’acqua ancora sporca.
- Aggiungi il prodotto all’acqua secondo le istruzioni, mai l’acqua al prodotto.
- Conserva i prodotti chiusi, separati e fuori dalla portata di bambini e animali.
La ripresa del bagno è sicura solo quando i valori sono rientrati e l’odore forte è scomparso. Se l’acqua resta torbida o il problema torna dopo pochi giorni, il trattamento non ha colto la causa e va rivisto con il fabbricante o con un tecnico.
Quando serve un professionista o un medico?
Chiama un tecnico se l’odore persiste dopo il trattamento d’urto, se l’acqua resta torbida o se il filtro non tiene il ritmo della vasca. Nei locali chiusi, un impianto di ventilazione che non funziona va verificato prima di riprendere l’uso.
Se hai respirato vapori dopo aver mescolato dei prodotti, allontanati subito all’aria aperta e chiedi assistenza medica senza attendere. Per sintomi come tosse persistente, difficoltà a respirare, bruciore agli occhi o alla gola, oppure se un bambino ha ingerito acqua o prodotto, rivolgiti al medico o al centro antiveleni della tua regione. In una piscina collettiva, segnala il problema alla gestione dell’impianto e, se necessario, all’ASL competente.
Come evitare che l’odore ritorni?
La prevenzione agisce soprattutto riducendo lo sporco che consuma il cloro, cioè la fonte delle cloramine:
- fai la doccia prima di entrare, per togliere sudore, cosmetici e residui di creme;
- evita di applicare creme solari poco prima del bagno, perché le creme passano in acqua e consumano il disinfettante;
- non urinare in acqua, perché è la fonte più diretta di composti azotati;
- misura cloro e pH con regolarità e annota i valori, così da notare la tendenza prima dell’odore;
- mantieni il filtro pulito e la ventilazione attiva durante l’uso;
- copri la vasca quando non è utilizzata, per ridurre l’apporto di polvere, foglie e insetti.
Un controllo costante e un bagnante attento valgono più di qualsiasi dosaggio straordinario.
Domande frequenti
Il cloro prodotto per elettrolisi elimina l’odore di cloro?
Dipende dal sistema e dalla gestione. La produzione di cloro da sola non elimina le cloramine già formate: per il cloro combinato serve un trattamento d’urto e una corretta ventilazione. Chiedi al fabbricante come gestire questo aspetto.
Un filtro a carbone attivo rimuove l’odore di cloro?
Le fonti ufficiali consultate non lo precisano per questo uso. Prima di affidarti a un filtro del genere, verifica con il fabbricante quali sostanze è in grado di trattenere e in quali condizioni.
I bambini sono più esposti alla tricloramina?
Le fonti ufficiali consultate non lo precisano. Chi soffre di asma o di altre malattie respiratorie dovrebbe comunque parlarne con il medico prima di frequentare piscine coperte molto affollate.
Posso usare la candeggina di casa per correggere l’odore?
Non è consigliabile senza le indicazioni del fabbricante, perché la concentrazione e la composizione possono essere diverse da quelle dei prodotti per piscina. Il rischio aumenta molto se viene mescolata con altri prodotti.