Lo stabilizzante cianurico, cioè l’acido cianurico, si aggiunge separatamente solo quando la piscina è disinfettata con cloro non stabilizzato, come l’ipoclorito di sodio liquido o l’ipoclorito di calcio. Con dicloro o tricloro isocianurato l’acido arriva già insieme al disinfettante e, di norma, non serve aggiungerne altro. Il valore da mantenere si decide con un test e con le indicazioni del fabbricante, non con una dose fissa.

Che cos’è lo stabilizzante cianurico?

Il cloro libero, cioè la parte attiva che disinfetta l’acqua, si degrada rapidamente sotto i raggi ultravioletti del sole. L’acido cianurico, in acqua, forma un legame debole con il cloro e lo protegge dalla luce, riducendo la perdita giornaliera di disinfettante. Non ha un’azione igienizzante propria: la sua funzione è conservare il cloro più a lungo.

Questo equilibrio ha però un rovescio. Più il valore sale, più il cloro viene trattenuto in una forma meno reattiva, e il disinfettante smette di agire con la stessa rapidità. Il problema quindi non è la presenza dell’acido in sé, ma la quantità: serve un livello sufficiente a proteggere il cloro dal sole e non così alto da ostacolarne l’azione.

Pubblicità

Che cos'è lo stabilizzante cianurico?

Quando aggiungere l’acido cianurico?

L’aggiunta ha senso in una situazione precisa: piscina esposta al sole, disinfezione con cloro non stabilizzato e valore misurato basso. Secondo una guida tecnica di SOS Piscina (2020), in questo caso il CYA va aggiunto separatamente, perché il cloro non stabilizzato si degrada rapidamente sotto i raggi UV. Lo stesso testo indica che, una volta raggiunto il livello giusto, di norma basta un’aggiunta una o due volte all’anno.

Il momento più sensato è l’apertura della stagione, quando il test conferma che il valore è basso. Un caso frequente è il riempimento completo della vasca: con acqua nuova il valore è quasi certamente zero, quindi va misurato prima di qualsiasi dosaggio. Dopo l’intervento non conviene aggiungere altro acido per abitudine. Il valore cala soprattutto per diluizione, per esempio dopo forti piogge o dopo rabbocchi abbondanti, e si reintegra solo la quota persa.

Nelle piscine coperte o poco esposte al sole la protezione dai raggi UV è meno rilevante, quindi l’aggiunta è meno giustificata. In ogni caso la decisione dipende dal test e non dalla stagione.

Quando non serve aggiungerlo?

Non serve quando il cloro che usate è già stabilizzato. Dicloro e tricloro portano con sé una quota di acido cianurico a ogni dose, quindi aggiungerne altro separatamente significa accumulare. Secondo Acqua Specialist, l’acido cianurico è contenuto in dicloro e tricloro e tende ad accumularsi nel corso della stagione a causa della sua lenta degradazione: è la causa più comune dei valori alti.

Non serve nemmeno quando il test mostra già un valore nell’intervallo indicato dal fabbricante. Aggiungere «per sicurezza» è l’errore più frequente: un eccesso non si compensa da solo e si elimina soltanto con il ricambio d’acqua. Chi passa da un tipo di cloro all’altro durante la stagione deve prima leggere l’etichetta del nuovo prodotto e ricalcolare il bilancio, perché la quota di acido cianurico cambia da prodotto a prodotto.

Quali valori considerare?

Le guide tecniche non concordano sul valore ideale. Acqua Specialist riporta un intervallo ottimale di 20-30 ppm, un produttore di trattamenti per piscine (2026) indica 30-50 ppm e SOS Piscina (2020) consiglia di mantenere il valore intorno a 50 ppm. La differenza dipende anche dal tipo di disinfezione e dal prodotto usato, per questo è utile partire dall’intervallo riportato sulla documentazione del fabbricante del vostro cloro o del vostro kit di analisi.

Pubblicità

Sui limiti massimi le informazioni sono ancora più sparse. Una guida (SOS Piscina, 2020) cita 100 ppm come limite massimo attribuendolo all’Organizzazione Mondiale della Sanità, ma la verifica sulle pubblicazioni dell’OMS non ha confermato questa soglia, quindi non va trattata come regola. Acqua Specialist riporta 75 ppm come limite di legge per le piscine pubbliche, senza un riferimento normativo verificabile. Il produttore citato sopra indica che oltre 100 ppm il cloro diventa inefficace, mentre altre fonti parlano già di riduzione dell’efficacia intorno a 50 ppm.

Le fonti ufficiali consultate non precisano un valore massimo di legge per le piscine private. Per le piscine a uso pubblico il riferimento vincolante è la normativa della vostra Regione e le indicazioni della ASL competente. In pratica, la soglia da rispettare è la più prudente tra quella del fabbricante del disinfettante e quella indicata dalle autorità locali. Se il valore rientra nell’intervallo, non serve alcuna aggiunta, anche in piena estate.

Quali valori considerare?

Come dosarlo e distribuirlo in sicurezza?

Il calcolo va fatto prima di acquistare il prodotto. Un ppm equivale a un milligrammo per litro, cioè a un grammo di acido puro ogni 1.000 litri. Per una piscina da 40 metri cubi, portare il valore di 10 ppm richiede quindi circa 400 grammi di acido puro (10 per 40). Il prodotto commerciale però non è sempre puro al cento per cento: il quantitativo va ricalcolato sulla percentuale riportata sull’etichetta e sulle istruzioni del fabbricante, mai sulla dose di un’altra piscina o di un altro prodotto.

Secondo SOS Piscina (2020), la procedura più comune prevede questi passaggi:

  1. Indossate guanti e occhiali di protezione, perché si tratta di un acido.
  2. Riempite un secchio da 20 litri per almeno metà con acqua calda, non bollente.
  3. Versate la dose calcolata nel secchio e mescolate fino a scioglimento completo.
  4. Versate lentamente la soluzione nello skimmer con la pompa in funzione, e lasciatela girare per alcune ore per distribuire il prodotto nell’acqua.

Alcune precauzioni sono essenziali. Non versate il granulato secco nel filtro né direttamente in vasca, perché l’acido può danneggiare il filtro e il rivestimento, soprattutto se è in vinile. Alcune confezioni indicano però di versare il prodotto nello skimmer senza diluirlo: in quel caso vale quanto scritto dal fabbricante. Conservate il prodotto asciutto, chiuso e lontano dai bambini. Dopo il trattamento, prima di tornare in acqua, verificate il valore con il test e attendete che la circolazione abbia distribuito il prodotto in modo uniforme.

Pubblicità

Cosa fare se il valore è troppo alto?

Non esiste un prodotto che elimini l’acido cianurico: l’unico metodo indicato è il ricambio d’acqua, come sottolinea Acqua Specialist. Un produttore di trattamenti per piscine (2026) suggerisce di rinnovare il 20-40 per cento dell’acqua, scegliendo la quota in base a quanto il valore supera l’intervallo. Lavorate per gradi: scaricate una parte dell’acqua, rabboccate con acqua pulita e misurate di nuovo, poi ripetete se necessario. Non tentate di ridurre il valore con altri prodotti chimici, perché aumenterebbero i rischi di reazioni pericolose e non risolvono il problema.

Attenzione anche allo scarico. L’acqua di piscina va smaltita secondo le regole del vostro Comune, che possono limitare lo scarico in fognatura o sul suolo. Verificatele prima di iniziare e lavorate con guanti anche durante lo svuotamento parziale.

Per evitare di arrivare a questo punto, usate il cloro stabilizzato solo se avete una ragione precisa e controllate il valore più spesso nei periodi più caldi e soleggiati. Prima di tornare a fare il bagno, rimettete in circolo l’acqua e attendete che il cloro torni nell’intervallo corretto, confermandolo con un test.

Come e quando misurarlo?

Il test va fatto all’apertura della stagione, a metà stagione e dopo ogni grande rabbocco, come indica un produttore di trattamenti per piscine (2026). È utile un controllo anche dopo forti piogge, perché diluiscono il valore. Scegliete un kit che copra il campo di misura dell’acido cianurico previsto dal fabbricante, perché non tutti i kit lo includono.

Per un campione rappresentativo prelevate l’acqua a una profondità intermedia, lontano dalle bocche di ritorno e dallo skimmer, e non subito dopo aver aggiunto prodotti chimici. Registrate ogni misura, insieme alla data e agli interventi eseguiti: confrontando i valori di stagione in stagione capirete quanto il vostro impianto tende ad accumulare e quando conviene intervenire.

Domande frequenti

Il cloro salino richiede anche acido cianurico?

Dipende dal sistema di disinfezione e dalla composizione dell’acqua, quindi non esiste una risposta valida per tutte le piscine. Consultate il manuale del generatore e il fabbricante del sistema prima di aggiungere qualsiasi prodotto.

Le strisce reattive generiche bastano per misurare l’acido cianurico?

Non sempre. Verificate che il kit indichi esplicitamente il campo di misura dell’acido cianurico e che sia adatto al vostro tipo di piscina. In caso di dubbio, un laboratorio o il rivenditore possono confermare il risultato.

Il valore può tornare a salire dopo la riduzione?

Sì, se si usa di nuovo cloro stabilizzato o se si aggiunge acido senza un test preliminare. Per questo conviene annotare ogni intervento e il risultato del controllo successivo.

Letture correlate